La bellezza. La bellezza di un viso. E la bellezza di una foto che lo sa ritrarre scegliendo nella metamorfosi delle espressioni… proprio “quella” espressione. Precisamente “quella” perché solo lei cattura tutta l’emotività del cuore, non solo i lineamenti visibili ma anche quelli invisibili agli occhi, i significati di quell’istante, di quell’essere umano, in quel momento.
Per strappare questa intensità che scivola via e si perde nello scorrere del tempo, bisogna diventare più che un valido professionista. Cioè più di qualcuno che conosce a mena dito i trucchi del mestiere e che abbia a sua disposizione le attrezzature giuste. Bisogna essere un artista.
Del resto possiamo parlare di fotografie d’arte come di qualsiasi altra espressione creativa, anche perché la foto -ovviamente nel caso di Maestri fotografi di portata internazionale- è stata considerata dalla critica, alla stessa stregua della pittura. E con battute d’asta di tutto rispetto.
E come l’arte, un ritratto fotografico coinvolge un’alchimia di elementi che concorrono in perfetta armonia verso un unico obiettivo: la bellezza.
Non necessariamente quella di un viso perfetto. Non è indispensabile.
Oppure di un profilo giovane a tutti i costi. Ma bello nella sua complessità umana, vivo nel suo tessuto storico.
Ma non ci sono solo i ritratti d’arte.
Ci sono molti tipi di ritratti, come vediamo ovunque. Perché ad ogni circostanza, così come ad ogni singolo persona o ciascuna differente obiettivo (professionale, celebrativa o semplicemente personale) andranno a corrispondere scelte tecniche e da qui immagini diverse. E così avremo il tenero ritratto del figlio appena nato. Quello del “traguardo” raggiunto nel giorno della laurea. Oppure il ritratto sofisticato, attento al dettaglio estetizzante nel caso della top model. L’album per il giorno delle nozze, che fermi il ricordo della sua importanza, del suo romanticismo, della sua gioiosità per i giorni che seguiranno a snodarsi da quel momento.
E se vogliamo trascurare le foto improvvisate che potremmo scattarci da soli, con luci e attrezzature occasionali, senza un minimo di conoscenza delle tecniche fotografiche e alcuna preparazione, quello che rimane da fare è rivolgersi a chi ci sa fare.
Le foto rappresentano anche il primo biglietto da visita per attori, modelli o aspiranti tali.
A questo punto diamo una scorsa all’opportunità di un book fotografico, un album che raccolga le immagini del modello o dell’attore. Come sappiamo il book ha sostanzialmente l’obiettivo di catalogare le espressioni fisiche ed emotive, caratteriali del soggetto.
Al suo interno dovrebbero essere comprese, in linea di massima, 15-20 foto che ritraggano il soggetto sia in alcuni primi piani, che a figura intera. Le misura delle foto di prassi sono rigorosamente fissate a 20×30
Nello specifico caso di aspiranti attrici e attori di cinema, questi dovrebbe presentare, in genere, delle foto in bianco e nero. Quelle a colori si riservano a casi limitati. Quando, ad esempio, il soggetto presenta dei colori (di pelle, occhi, capelli) particolari, occhi azzurri molto intensi, capelli rossi, etc…
Inutile dire quanto sia importante centrare la giustezza dell’immagine rispetto il ruolo da interpretare. Martina Stella (attrice co-protagonista nel film: L’ultimo bacio) spiega come il casting director, gli agenti, i registi, dedichino solitamente pochi secondi alle foto. Perché soltanto se la foto presentata incarnerà i caratteri e conseguentemente l’idea del personaggio, catturerà l’attenzione dei responsabili casting che passeranno a approfondire la candidatura. “Capite quindi –conclude Martina Stella- che la foto è il mezzo per far si che gli addetti ai lavori passino a leggere anche il vostro curriculum.”
Un altro accorgimento utile è quello di non presentare mai delle foto stampate su carta fotografica.
Suggerisce un’impressione da principianti. Meglio inviare fotocopie laser (che tra l’altro offrono il vantaggio di costare poco)




















